Il crowdfunding

 

Le news sul crowdfunding

 

Cos’è?

Col termine crowdfunding si indica, in senso letterale, una raccolta di fondi presso una “folla” di potenziali investitori e/o finanziatori.

 

Quando è nato?

L’invenzione del termine “crowdfunding” viene attribuita da molti storici a un certo Michael Sullivan, che nel 2006 costruì un sito Internet per la racc

olta di fondi finalizzati a finanziare progetti legati ai social media.

L’utilizzo di Internet per raccogliere fondi viene fatto risalire, invece, al 1997 quando un gruppo rock inglese, i Marillon, utilizzò uno strumento ai tempi rivoluzionario, la posta elettronica, per una raccolta fondi on line destinata a finanziare un tour in Nord America. L’iniziativa ebbe successo e venne replicata in seguito da molti altri artisti per finanziare dischi, spettacoli, libri, film.

 

Che tipo di strumento finanziario è?

Il crowdfunding non è “uno” strumento di finanziamento ma rappresenta una sorta di “nome collettivo” sotto cui si raggruppa una serie di strumenti, alcuni vecchi come il mondo e anche molto differenti tra di loro, che condividono due caratteristiche di fondo:

  • si basano sull’utilizzo di apposite piattaforme Web
  • si rivolgono, potenzialmente, a una vasta platea di investitori/finanziatori.

 

Quali sono gli strumenti che rientrano nel termine crowdfunding?

Si è soliti classificare il crowdfunding secondo 4 categorie di base, anche se esistono, in realtà, numerose varianti sul tema e gli stessi portali spesso operano con più strumenti.

Generalmente, il crowdfunding è ripartito in queste categorie:

  • Donazioni
  • Reward (Ricompense)
  • Lending (Prestiti)
  • Equity

Per quanto non sia uno strumento strettamente riconducibile al crowdfunding, si usa spesso far rientrare in questa categoria anche il cosiddetto invoice trading, ovvero la cessione di fatture online.

 

Le donazioni sono le tradizionali raccolte fondi?

Si. Consistono nel finanziamento a fondo perduto di iniziative a sfondo sociale, artistico e culturale: si tratta, di fatto, della versione on-line delle tradizionali raccolte fondi che non danno diritto a rendite finanziarie. E’ tipico il caso di campagne promosse per finanziare il restauro di monumenti o opere d’arte o per sostenere la realizzazione di progetti di utilità sociale e ambientale a livello locale.

 

In cosa consiste il crowdfunding delle ricompense?

Il reward crowdfunding si basa sul sistema delle ricompense, che vengono concesse a coloro che concorrono con le proprie sovvenzioni al finanziamento dei progetti presentati sulle piattaforme Web.

E’ il caso classico degli artisti che raccolgono in questo modo i fondi necessari a realizzare dischi, film, pubblicazioni ma può essere utilizzato anche da aziende che vogliano lanciare un nuovo prodotto: può essere utilizzato, infatti, per effettuare preordini di beni e servizi di prossima realizzazione ma può prevedere la concessione ai finanziatori di una quota delle royalties incassate con la realizzazione di brevetti, licenze ecc.

 

Il crowdfunding dei prestiti serve solo ai privati?

No.

Il lending crowdfunding prevede la concessione di prestiti sia a privati sia a imprese per finanziare progetti di varia natura che vengono remunerati con il versamento di interessi (e il rimborso a scadenza del capitale prestato).

L’utilizzo del crowfounding per il finanziamento delle imprese è rimasto, fino al 2015, in una sorta di limbo a causa della mancanza di una normativa specifica che regolasse la materia. Successivamente, la Banca d’Italia ha autorizzato la costituzione di piattaforme di lending per le imprese purché gestite da intermediari finanziari o da istituti di pagamento  opportunamente autorizzati.

 

L’equity crowdfunding in cosa consiste?

L’equity crowdfunding consiste nella cessione di quote di capitale sociale a fronte del versamento di somme di denaro a titolo di capitale di rischio.

Chi finanzia le imprese con questo strumento diventa quindi partecipe, a tutti gli effetti, del rischio imprenditoriale.

L’Italia è stata il primo paese a regolamentare questa tipologia di crowdfunding. Dapprima riservato alle start up innovative, il suo utilizzo è stato via via esteso fino a ricomprendere tra i potenziali beneficiari, a partire dal gennaio 2018, anche le PMI tradizionali.

 

Come mai l’invoice trading non si fa rientrare nel crowdfunding?

L’invoice trading consiste nella cessione di fatture a uno o più investitori che si fanno carico della loro riscossione a scadenza, anticipandone l’importo all’impresa che ha emesso la fattura.

Non rientra propriamente nel crowdfunding perché non si rivolge a una “folla” di piccoli e grandi investitori che acquistano quote più o meno grandi di fatture ma è riservato a investitori professionali che  acquistano le fatture, anche di importo notevole, anticipandone il controvalore alle imprese che le hanno emesse.

Generalmente, la somma versata dagli investitori è ridotta di una quota parte che rappresenta la remunerazione per il rischio assunto.

Nella maggior parte delle piattaforme di invoice trading, la cessione delle fatture avviene pro-soluto: l’investitore si fa quindi carico del rischio di insolvenza del cliente a cui è destinata la fattura.

 

Come si raccolgono i fondi?

I fondi vengono raccolti online, tramite apposite piattaforme Internet.

Per la raccolta fondi si organizzano “campagne” in cui viene stabilito l’obiettivo finanziario da raggiungere e la scadenza della raccolta.

Le campagne possono essere di due tipi:

  • “tutto o niente”, in cui le somme raccolte vengono date al promotore della campagna solo se si raggiunge l’obiettivo finanziario prefissato. In caso contrario, le somme vengono restituite ai finanziatori;
  • “prendi tutto”, in cui le somme raccolte vengono date al promotore della campagna a prescindere dal fatto che sia stato raggiunto l’obiettivo indicato.

I soldi vengono inviati direttamente a chi promuove le campagne di raccolta fondi?

No.

Il denaro raccolto rimane presso conti correnti vincolati, predisposti dai gestori delle piattaforme Internet, fino a quando la campagna non è conclusa. Nel caso di campagne “tutto o niente” il denaro viene inviato a chi ha proposto il progetto solo nel caso in cui la raccolta fondi raggiunga l’obiettivo finanziario prefissato. In caso contrario, le somme vengono restituite ai finanziatori.

 

Devo emettere fattura per il denaro raccolto?

Dipende.

Se si tratta di donazioni o ricompense simboliche legate a raccolte fondi benefiche non si deve emettere fattura.

Nel caso di raccolte fondi fatte col metodo delle ricompense, se l’operazione si configura come un pre-ordine (io pago ora per un prodotto o servizio che riceverò poi, con un adeguato sconto) è necessario emettere fattura.

La fattura deve corrispondere all’ammontare della somma raccolta al lordo dell’IVA e delle eventuali altre addizionali. Ciò significa che, nel determinare la somma minima che dà diritto alla ricompensa, si devono comprendere le tasse, le eventuali commissioni versate al gestore del portale, le eventuali spese di spedizione ecc. In caso contrario, si rischia di ottenere un ricavo netto molto inferiore al previsto.

Ci sono limiti quantitativi nella raccolta fondi?

Dipende.

Nel caso dell’equity crowdfunding è stabilito un limite massimo di 5 milioni di euro.

Nel caso dei prestiti, le piattaforme attualmente attive non superano l’importo dei 3 milioni di euro.

Nel caso delle ricompense o delle donazioni, teoricamente, non ci sono limiti anche se bisogna considerare la fattibilità della raccolta. Generalmente su queste piattaforme operano piccoli e medi risparmiatori: se l’obiettivo della campagna è troppo elevato, si rischia di non raggiungerlo.

 

Qual è la percentuale di successo delle campagne?

Generalmente, poco più della metà delle campagne riesce a raggiungere o superare l’obiettivo prefissato.

Il tasso di insuccesso è particolarmente elevato nelle campagne di donazione, dal momento che i gestori delle piattaforme tendono a ridurre al minimo la selezione per dare a tutti la possibilità di proporre il proprio progetto, che generalmente riguarda obiettivi sociali, culturali, artistici, ecc

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