L’equity crowdfunding

Che cos’è?

L’equity crowdfunding offre alle società di capitali, costituite anche in forma di cooperativa,  la possibilità di raccogliere capitali, attraverso l’utilizzo di piattaforme Internet autorizzate, in cambio della cessione di quote di capitale sociale.

L’Italia è stato il primo paese al mondo a definire una normativa ad hoc su questo strumento di finanziamento, attraverso il Decreto Sviluppo bis del 2012 e le successive integrazioni. Il mercato è regolamentato e vigilato da Consob.

Chi può utilizzarlo?

Possono fare ricorso  a questo strumento tutte le PMI costituite in forma di società di capitali (anche cooperative).

Le start up innovative e le PMI innovative godono di particolari agevolazioni e danno diritto, agli investitori che mantengono l’investimento per almeno 3 anni, di detrarre o dedurre fino al 30% dell’ammontare dell’investimento dalla dichiarazione dei redditi.

Le srl possono utilizzarlo?

Si.

Da gennaio 2018, anche le srl tradizionali possono utilizzare le piattaforme di equity crowdfunding per raccogliere denaro.

Le srl devono modificare lo statuto?

Si.

Devono prevedere la possibilità di cedere quote, tramite l’utilizzo del crowdfunding, a un pubblico diffuso di investitori.

Devono eventualmente indicare le diverse tipologie di diritto di voto e di partecipazione legate alle quote cedute tramite crowdfunding.

Devono prevedere il diritto di recesso e di co-vendita per gli investitori, secondo quanto previsto dal regolamento Consob.

Ovviamente devono deliberare l’aumento di capitale.

Corre anche l’obbligo di rendere palesi eventuali patti parasociali, rilevanti ai fini della governance, preesistenti all’offerta sulle piattaforme di equity crowdfunding.

Chi può investire?

La normativa prevede due tipologie di investitori:

  • investitori retail (piccoli risparmiatori o investitori non professionali)
  • investitori qualificati.

Per i primi sono previsti limiti massimi di investimento oltre i quali scatta una procedura di tutela per verificare la consapevolezza dei rischi assunti e la solidità patrimoniale sulla base delle direttive Mifid. Si tratta del classico questionario che bisogna compilare in occasione di investimenti in fondi ecc.

In particolare, la normativa prevede che gli investitori retail possano investire liberamente fino a:

  • € 500 su un singolo progetto,
  • € 1.000 mille su base annua su più progetti.

Tali limiti salgono a € 5.000 e €10.000 nel caso di persone giuridiche.

Cosa bisogna fare se si vogliono investire somme superiori?

Per poter investire somme di denaro superiori è necessario compilare un apposito questionario, predisposto secondo i  criteri previsti dalla normativa europea, che accerti il sufficiente grado di consapevolezza del rischio e l’adeguata esperienza maturata dall’investitore. La verifica di idoneità dell’investitore può essere effettuata direttamente online, laddove il gestore della piattaforma Web abbia ottenuto dalla autorità competenti l’autorizzazione a svolgere questo servizio.

Gli investitori qualificati sono necessari?

Si.

La presenza di investitori qualificati è ritenuta necessaria dalla normativa per poter chiudere con successo una campagna di raccolta fondi tramite l’equity crowdfunding. In particolare, il regolamento Consob impone che questi investitori sottoscrivano almeno il 3% dell’intera quota di capitale da raccogliere, pena la decadenza dell’offerta e il rimborso dei capitali comunque raccolti presso il pubblico retail.

Chi sono gli investitori qualificati?

Rientrano nell’elenco degli investitori qualificati:

  • banche
  • sim
  • incubatori certificati
  • grandi aziende che presentano almeno due dei seguenti requisiti dimensionali:
    • totale di bilancio superiore a 30 milioni di euro
    • fatturato superiore a 40 milioni di euro
    • fondi propri pari almeno a due milioni di euro
  • compagnie assicurative
  • organismi di investimento collettivo
  • società di gestione fondi pensioni
  • negoziatori per conto proprio di merci e strumenti derivati su merci
  • agenti di cambio
  • investitori istituzionali
  • investitori professionali su richiesta, che devono soddisfare almeno due dei seguenti requisiti:
    • aver effettuato operazione di dimensioni significative sul mercato con una frequenza media di 10 operazioni al trimestre per quattro trimestri consecutivi
    • disporre di un portafoglio il cui valore sia superiore a 500.000 euro
    • lavorare o aver lavorato nel settore finanziario per almeno due anni in una posizione professionale che presupponga la conoscenza degli strumenti utilizzati
  • investitori e a supporto dell’Innovazione che abbiano almeno uno dei seguenti requisiti:
    • aver effettuato nell’ultimo biennio almeno 3 investimenti in capitale sociale a titolo di finanziamento in PMI innovative o startup innovative per un importo minimo di 15.000 euro ciascuno
    • aver ricoperto per almeno 12 mesi la carica di amministratore esecutivo in una start up o PMI innovativa

Ci sono tutele per i piccoli investitori?

Il regolamento Consob prevede una serie di obblighi per i gestori delle piattaforme Internet  e per le società emittenti, al fine di garantire la massima tutela possibile degli investitori retail.

Innanzitutto, il gestore della piattaforma Internet deve pubblicare una serie di informazioni relative alle modalità di gestione del portale, alle modalità di valutazione del rischio e al controllo della correttezza e veridicità dei dati forniti dagli emittenti.

In secondo luogo, i gestori devono aderire ad un sistema di indennizzo a tutela degli investitori oppure sottoscrivere una polizza assicurativa finalizzata in tal senso.

I gestori dovranno garantire una copertura minima di 20.000 euro per ogni indennizzo e una copertura complessiva di almeno un milione di euro. Qualora la dotazione patrimoniale dovesse scendere al di sotto dei limiti previsti andrà ricostituita entro due mesi, pena la  sospensione dell’attività della piattaforma Web.

Il regolamento del mercato prevede tre ipotesi di “ripensamento” da parte degli investitori retail:

  • recesso,
  • revoca,
  • covendita.

Gli investitori hanno diritto di recedere, entro 7 giorni, dalla sottoscrizione dell’ordine di acquisto delle quote di capitale, a prescindere dalle motivazioni sottostanti la decisione.

Hanno, inoltre, il diritto di revocare la loro adesione all’offerta entro sette giorni dal momento in cui:

  • l’impresa o il gestore della piattaforma Web portino a conoscenza del mercato fatti nuovi o cambiamenti sostanziali delle caratteristiche dell’offerta
  • siano evidenziati errori nelle informazioni tali da modificare ampiamente il quadro di riferimento per gli investitori

purché ciò avvenga entro la chiusura definitiva dell’offerta al pubblico col relativo perfezionamento dell’operazione di investimento.

Il diritto di co-vendita è previsto nel caso in cui il titolare dell’impresa emittente cedesse la quota di controllo dell’azienda a un soggetto terzo: in tale evenienza, gli investitori retail potrebbero richiedere, entro un termine stabilito, di cedere le proprie quote alle stesse condizioni a cui è stata trasferita a terzi la partecipazione di controllo.

Chi finanzia un’azienda tramite l’equity crowdfunding ne diventa socio?

 Si.

Partecipa a tutti gli effetti al rischio imprenditoriale e, quindi, accetta la possibilità di perdere l’intera somma investita.

Le quote offerte dalle aziende che raccolgono fondi tramite equity crowdfunding possono dare diritto al voto in assemblea, come qualsiasi quota ordinaria.

Possono, però, essere previste quote che non danno diritto di voto o danno diritti limitati.

E’ bene leggere attentamente l’offerta descritta sulle piattaforme Internet.

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